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il
portale di S.Alessio
e dintorni.. a Lucca
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S.Alessio,
2002
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Nell'estate
del 1980, un bel giorno di luglio, una BMW, con targa tedesca, saliva lentamente
su per la collina di Carignano, arrestandosi, morbida, davanti la chiesa.
Lentamente, scesero di macchina un uomo e una donna, sulla cinquantina passata:
una bella coppia; due persone distinte, eleganti. Si fermarono un poco a guardare
il panorama di Lucca, che in quella giornata chiara era visibilissimo e stupendo.
Uscendo di canonica Don Michele non fece nemmeno tanto caso a quei due. Per
lui era normale che la gente si fermasse lassù: vuoi per il panorama,
vuoi perchè era un luogo di culto.
Don Michele aveva trentacinque anni e ci teneva alla sua chiesa: gli faceva
sempre piacere che qualcuno si fermasse ad ammirarla.
Il prete era dotato di quelle fedi che concedevano poco al trascendente, ma
che invece aveva bisogno di un discreto apparato scenografico per manifestarsi.
Per lui, Dio si incarnava nella magnificenza e nella maestosità intrinseca
delle alte colonne della sua chiesa, nell'organo a canne che tuonava con l'eco,
e il coro della gente che a squarciagola inneggiava i sacri canti.
Un Dio abbastanza rumoroso, che ti bacchetta e ti castiga, un Dio alla portata
di tutti, semplice, come era lui, che aveva preso i voti, perchè affascinato
non tanto dai silenzi della fede, ma dalle chiassose processioni e vespri
domenicali in cui sembrava che il mondo fosse tutto lì intorno a lui.
E lui era di questo mondo. Il piccolo prete si vide venire incontro
quei due, mentre si apprestava ad inforcare la vespina.
Allora capì che quei signori volevano qualcosa da lui e lui giocò
di anticipo.
- Bello eh!? ... Bel panorama eh!? Vi piace? - diceva soddisfatto aspettando
un consenso. Parlò solo l'uomo, in un italiano piuttosto gutturale.
- Si, Padre - disse - bello ... bello... ma vorrei parlare con voi, se permettete.
Le rubo poco tempo. -Don Michele si spalancò in un largo sorriso. Una
dopo l'altra sciolse le gambe aggrovigliate allo scooter e scese, aggiustandosi
la lunga tonaca nera. - Prego -fece - si accomodi, andiamo su in casa. -Entrarono
tutti e tre in canonica. Il piccolo prete avanti, come uno gnomo, via via
si voltava e, inchinandosi goffamente, indicava la strada con la mano destra.
I due dietro sorridevano per garbo e si guardavano intorno curiosi.
Li
fece accomodare in un ampio studio. C'era una leggera penombra, incombeva
un odore forte di rinchiuso. Il prete spalancò veloce le due finestrone,
scusandosi di una moltitudine di colpe, dal cattivo odore di cera consumata,
alle poltrone scomode. Poi tirò fuori dalla credenza una bottiglia
con un intruglio verde dentro.
- Prego favorisca, è "Certosino", un liquore fatto dai frati
della Certosa di Farneta! -
- Grazie, basta così - ringraziò il tedesco, a nome suo e della
donna che stava con lui. Bevve con poca voglia, poi cominciò - Vede
Padre, io avevo un amico che si chiamava Helmuth.Era nella Wehrmacht qui in
Italia, du-
rante gli anni della guerra. Quando quando finì la guerra , cioè
quando arrivarono gli americani e i tedeschi si ritirarono, la sua compagnia
restò in questo paese per una decina di giorni.
- Capisco - faceva Don Michele da dietro la scrivania scrutando ora lui, ora
lei.
- Helmuth ha scritto due lettere col timbro postale di questo paese. Nell'ultima
riferiva che sarebbe ripartito per la Germania all'indomani, perchè
il fronte americano stava avanzando. Ebbene, Helmuth, la notte prima della
partenza, non è mai ritornato al corpo, e non si è mai ripresentato
a casa. Ora, a noi, ... in tutti questi anni hanno sempre detto che ha tradito
la Germania, che è rimasto nascosto in Italia. -
- Potrebbe essere stato ucciso dai partigiani?! - disse Don Michele.
- Anche - continuò il tedesco, - è anche per questo che siamo
qui. Noi ci tratteremo per tutta l'estate in vacanza, e voglio approfittarne
per sapere qualcosa di più. -
-Ma
.-disse don Michele-ma io come la posso aiutare?-
Come fare glielo suggerì il tedesco.
La
domenica, all'omelia dopo aver confinato mezzo paese all'inferno, accusandolo
di andare al mare invece che alla messa, dopo aver bacchettato la moltitudine
dei fedeli per la tirchieria nelle offerte, dopo una sfilza di condanne a
destra e sinistra, finalmente si placò e disse: - e ora ... cari e
amati fedeli devo chiedervi una cortesia. -E spiegò tutto a tutti,
con un tale fervore, che scaldò gli animi e suscitò la viva
curiosità della gente, che smise finalmente di sbadigliare. Chi sapeva,
chi aveva sentito dire, chi gli sembrava di ricordare qualcosa, anche di insignificante,
su questa compagnia di soldati che sostò nel paese, per dieci giorni,
si presentasse a lui. E sopratutto di quel bel soldato Helmuth. Se lo avevano
visto, se c'era qualcosa di particolare da far sapere.
- Lo so, lo so ... - diceva - che erano nemici ... ma ormai la storia ha cancellato.
Ora è solo un uomo che cerca un amico perduto. - e poi- concluse -
mi raccomando figlioli, facciamo vedere la nostra disponibilità! -Qualcuno
protestava, qualcuno contestava: - dopo quello che ci hanno fatto?! -Qualcuno
diceva che se Helmuth aveva disertato, voleva dire che era buono, qualcuno
che, senz'altro, lo avevano beccato i partigiani, ma altri lo escludevano.
Insomma, la faccenda divenne un grande argomento di conversazione.
Fece un po' di luce un vecchietto di nome Gigi, che aveva oltre gli ottanta.
Una domenica, dopo la messa, bussò alla canonica,togliendosi il cappello,
si presentò a Don Michele con tanta umiltà e semplicità.
Il prete lo accolse in casa, mentre si faceva da mangiare qualcosa.
- Scusate Gigi, ma devo prepararmi il pranzo. Io sono solo e anche noi preti
si mangia. -
- Prego, scusate - faceva Gigi - ma ho saputo che cercate notizie su quell'uomo
... si, quel soldato tedesco. -Il prete posò la padella, si asciugò
le mani a un grembiulaccio sudicio che gli cingeva la pancia, e, interessandosi
vivamente, si sedette davanti a quell'uomo.
- dite, dite, vi prego - fece.
Gigi, con calma, si accese una sigaretta puzzolente e se la svaporava tranquillo
mentre Don Michele spalancava porte e finestre. Gigi raccontò di questa
compagnia di soldati in ritirata.
- Saranno stati venti, o trenta, no, forse di più; guardi si comportarono
correttamente. Se ti prendevano qualcosa, te la pagavano.... Si erano sistemati
proprio vicino alla mia corte. E questo ragazzo, che ora sarà più
vecchio di me, ... se è vivo, questo soldato lo notai perchè
era spavaldo, sicuro, ma ben educato.
- ma poi? - chiese Don Michele - sapete altro? -
- si - e si trattenne un poco. - questo ragazzo lo vedevo spesso sulla porta
di Santina. -
- Santina? - fece il prete.
- Si, si, Santina, quella sarta che ora è fuori di testa, povera diavola.
E non è nemmeno tanto vecchia. Quella che stà sempre sotto l'albero
davanti casa. Estate e inverno. Solo di notte va in casa e piange. Poveretta.
Si ... insomma, questa Santina, padre ... da giovane era ... insomma!. -
- Va bene, una bella ragazza! - disse Don Michele stizzito - e allora?! -
- Questi giovani li vedevo spesso insieme sulla porta di casa di lei. La madre
era una jena nel vedere la figlia col nemico, ma non c era niente da fare.
Stavano ore e ore assieme, lui parlava un italiano storpiato e lei ci rideva.
Lui era buffo, le faceva anche i versi degli animali del cortile. E lei giù
risate. Tutto durò diversi giorni.
Poi dice che una notte hanno litigato, li hanno sentiti urlare: lei è
tornata a casa e lui è tornato nella sua compagnia.
- No! - urlò Don Michele,-con i suoi non c'è tornato. E nemmeno
a casa è tornato. O ha disertato o lo hanno beccato i partigiani! -
si allentò a dire Don Michele accorgendosi di avere esagerato.
- O ha trovato un posto migliore dove nascondersi. In Italia si mangia bene
rettore! - sorrise Gigi gustandosi una ricca tirata di trinciato forte.
- Ma se volete sapere qualcosa di più, non vi resta che interrogare
Santina, anche se credo che non vi sarà di molto aiuto, svampita come
è. Dopo quell'innamoramento lei è rimasta talmente scioccata
che non batte più pari. Speriamo che non vi tiri uno zoccolo quando
vi presentate a lei. Da quando il tedesco scomparve, Santina non stette più
bene. Lei era innamorata, si vedeva, e anche lui. -
- Grazie Gigi - tagliò corto il prete - mi avete aiutato moltissimo
... vi direi dì restare a pranzo, ma ho poca roba ... -
- Si figuri , mi aspettano. - concluse Gigi che ormai viveva solo e nessuno
lo aspettava. - Buon appetito! -disse scendendo i tre scalini della canonica.
- Buon appetito anche a voi ... e che il Signore vi renda merito. -
Don Michele aveva già azzannato i primi bocconi e in cuor suo aveva
un fondo di tristezza, ma lo affogò con un buon rosso di Greo,buon
vino delle vicine colline.
Lo
stesso pomeriggio della domenica, verso le cinque della sera, dopo che la
calura estiva sembrò placarsi, e dopo essersi ripreso dalla fatica
di due messe mattutine, con i fedeli sempre più distratti , Don Michele
decise di far visita a Santina.
- Non mi mangerà mica!! Almeno se torna il tedesco saprò dirgli
qualcosa. -
Santina era considerata ormai una squinternata,anche se era brava come sarta:
cuciva come diceva lei e quando diceva lei. Le sue trapunte, a volte erano
invisibili. Cuciva a mano, ma d'una precisione da far invidia a una macchina
elettrica. I pezzi di stoffa, anche poveri, sapeva unirli come per miracolo
e i suoi vestiti erano ognuno diverso dall'altro, perchè lei li disegnava
addosso alle persone.
Ma quando le pigliava di ficcarsi fuori sotto l'albero a parlare da sola,
non c'era versi.
O, peggio, se la trovavi sotto la pianta che fissava il vuoto, dovevi lasciarla
stare e tirare di lungo perchè quella non era giornata e poteva tirarti
quello che le capitava.
Ma se stava lavorando al piccolo tavolo scarcassato, lì fuori, allorà
ci potevi anche parlare. E forse capire quello che voleva dire.
Prima di presentarsi da lei, Don Michele andò a ripassarsi delle formule
magiche contro gli indemoniati, che la chiesa ufficiale non riconosceva, perchè
un poco di paura ce l'aveva nell'affrontarla.
Don Michele arrivò alla casa di Santina, proprio ai piedi della collina.
Una bella casetta, anche se ormai devastata dagli anni e dalla noncuranza
della donna. Lei era lì fuori sotto l'albero che parlava da sola. Era
leggermente sbaruffata, ma non trasandata. I lineamenti giovanili trasparivano
ancora, velati dagli anni e dalla sua forzata solitudine. Era ben pulita,
gli abiti in ordine come si addicono a una sarta.
Don Michele temporeggiò nel posare la vespina, e poi il cavalletto
era dispettoso. Fece più rumore possibile prima di spengere il motore,
per attirare l'attenzione di lei. Lei continuava a parlottare.
- Ma con chi parla? Con l'albero? Col tavolo? - pensò Don Michele asciugandosi
il sudore. Avvicinadosi, Don Michele poté ammirare tutta la bellezza
di quella donna, offuscata dalla follia.
- Santina buonasera! - fece il prete facendo di dietro tutti i segni scaramantici
che conosceva. La donna alzò il viso lasciando intravedere i suoi stupendi
occhi chiari che incutevano timore.
- Che vuoi? Prete? disse brusca. - Santina vorrei parlarti -
- Perchè non vengo alla messa?Non ho tempo! -
- No, Santina, non è per questo, posso entrare? -Lei non rispose continuando
a farfugliare con l'albero:
gli toccava il fusto e gli diceva: - buono, buono, è solo il prete!
-Don Michele era entrato nell'orticello, morbido morbido.
- Bello! - esclamò il prete per introdurre l'argomento.
- Avrei bisogno di farti fare dei lavoretti di cucito. -
- Non ho tempo prete, un'altra volta. -
- Si - replicò Don Michele, - ma si tratta di altro -continuò
sfacciato - mi hanno detto che hai frequentato un soldato tedesco durante
la guerra -La donna alzò la testa, e, raccogliendo il suo sguardo in
un espressione conturbata, ripeté - un soldato?! .. Chi io?! -
- Si tu - rispose Don Michele, - un soldato di una compagnia tedesca in ritirata
-
- Perchè ??.. - fece la donna inalberandosi, mollando i panni che tanto
sapientemente cuciva.
- Perché, è peccato innamorarsi di uno anche se è nemico?
-Don Michele si ritrovò di fronte a una domanda difficile.
- No, certo ... l'amore è universale, ma io volevo solo sapere se puoi
dirmi qualcosa di lui, perchè non lo hanno mai ritrovato, nemmeno in
Germania. Un suo amico lo sta cercando e allora ... -La donna piano piano
si era rilassata tornando nei ranghi consueti della sua follia. Si accorse
di sudare, anche ora che scendevanoc le prime ombre della sera. Si passò
la mano sulla fronte umida. Don Michele, in quello sguardo intuì un
certo turbamento. Lei cominciò a liberarsi e a raccontare con gli occhi
lucidi e fermi. E Don Michele ascoltandola, intravide tutta la sua follia.
- Era un bell'uomo sà? - fece con un mezzo sorriso triste.
-Come si faceva a non innamorarsi di lui? Aveva un sorriso prepotente che
mi conquistava. Tutti mi odiavano perchè frequentavo un tedesco, ma
avevo solo diciotto anni! Per me la guerra era lontana! Solo il cannonissimo,
di là dal Serra, le vampate dei bengala. Cosa ne sapevo io della morte?
Per me era estate, la sera lui veniva. Mia madre gli faceva il caffé
d'orzo e lui ringraziava, capite, ringraziava. Si tratteneva fino a tardi.
Io ridevo e lui rideva delle parole di italiano che storpiava. Poi una sera
mi ha baciato e da allora mi innamorai di lui. Ma poi se ne andò, disse
che ritornava a casa sua ... che la guerra sarebbe finita.
Ed io sono rimasta qui con questo albero ad aspettarlo. Per me, il mio primo
amore è stato il nostro nemico. -Don Michele ascoltava in silenzio,
a sedere su una sedia davanti a lei.La donna aveva smesso di asciugarsi il
sudore.
- Ma cosa, cosa vi disse Santina, la sera,
. la sera che poi non lo rivedeste
più? -
- Disse che ritornava in Germania. Venne con un altro commilitone, parlarono,
bevvero, e risero tra di loro. Io li accompagnai giù per la strada.
Poi Helmuth disse che era stato bello e se ne andò con l'altro. -Don
Michele se ne andò confuso , ma ripassò il giorno dopo e lei
gli dette altri particolari di quell'Helmuth.
Poi ritornò ancora e lei, di nuovo lucida, raccontava qualcosa di più.
Lei aveva visto la lettera che lui avrebbe spedito. Alla fine del mese tornò
il tedesco a trovare Don Michele. Era di mattina,una bella giornata. Il prete
raccontò con vivacità le cose dette da Santina.
L'uomo era visibilmente interessato.
- Vi prego, portatemi da lei - disse infine. Era venuto solo, senza moglie.
- Ha preferito il mare - disse, tagliando corto.
Salirono insieme sull'auto. Don Michele la osservò all'interno.
- Gran bella macchina, chissà quanto costa? - disse, accorgendosi poi
di avere esagerato. La macchina discese veloce la collina, quasi conoscesse
la strada.
Il tedesco fumò una sigaretta profumata. Don Michele aprì il
finestrino. Il mattino profumato entrava dentro l'auto.
- E' bello questo posto ... bello - diceva il tedesco.
- Sembra quasi che lo conosciate - disse Don Michele.
- L'Italia è tutta bella! - replicò l'altro. Santina cuciva
tranquilla lì fuori e non si spostò minimamente quando Don Michele
la chiamò: - Santina! ... Santina! ... Santina!- urlò - questo
è l'amico di Helmuth che vuole sapere
.-Ma la donna era stanca
e fissava il vuoto. Il tedesco si guardava intorno, poi guardava la vecchia,
gli occhi lucidi. Era commosso e si vedeva. Don Michele cercava di cavar di
bocca di Santina i soliti racconti, ma lei si era conficcata in un silenzio
di quelli che erano frequenti in lei. Ne usci ùn attimo per dire -
che volete? -Don Michele e il tedesco si guardarono intorno cercando un indizio,
qualcosa che parlasse di Helmuth. Il tedesco entrò in casa e cominciò
a guardare delle foto che trovò in un cassetto. Era davvero bella Santina.!
Qui era con le amiche, con un bel sorriso largo, anche se le foto erano sbiadite.
Eccola!, questo è Helmuth con lei. Lei stava sugli scalini di casa
a braccetto a lui. Eccone un'altra nell'orto, anche qui abbracciati! Davanti
la casa
.,davanti la casa non c'era l'albero? Forse erano in un
altro posto. Si affacciò sulla porta. Non c'era dubbio: il profilo
delle montagne sullo sfondo era uguale. La foto era stata fatta dal punto
dove stava lui. Questo albero è stato piantato dopo!
- Santina! - disse precipitandosi fuori.
- Quando è cresciuto questo albero? Chi l'ha piantato? -Santina alzò
lo sguardo con una punta di odio.
- Voi volete sapere di Helmuth? -
- Si - disse il tedesco.
- Perchè?, Chi siete? -
- Sono un suo ... parente. - rispose turbato il tedesco evitando lo sguardo
di lei.
- L'albero è sano - disse Santina - perchè siete venuto? -
- Che vuol dire? - chiese il tedesco a Don Michele. Il prete allargò
le braccia in segno di rassegnazione.
- Ora non scappa più! - esclamò spiritata Santina.
- Chi scappa? Santina?! - chiese Don Michele.
- Lui - fece lei, fissando il vuoto.
- Lui non scappa e non mi può più fare del male! -I due uomini
si guardarono tra di loro. Intorno c'era silenzio. Arrivava soltanto il ronzio
lontano delle auto.
Santina aveva posato la sottana che cuciva e gli aghi sul tavolo. Guardava
davanti a sé e stava piangendo dolcemente.
- Perché ?Fu così cattivo Helmuth? - chiese il prete.
Il tedesco si era allontanato verso il muro della casa e si accese nervoso
un'altra sigaretta. Don Michele continuava a non capire.
Santina fece come una smorfia e proseguì asciugandosi le lacrime con
le mani. I suoi occhi erano ancora più intensi ,il suo sguardo più
profondo.
- Mi voleva bene, lo so! - e piangeva - perchè, perchè divenne
così cattivo quella sera? -I due uomini ascoltavano in silenzio: il
prete a sedere con un gomito appoggiato al tavolo da lavoro, il tedesco in
piedi a un paio di metri lontano.
- Venne con un suo amico, erano un po' ubriachi, ridevano tra di loro, e mi
prendevano in giro. Quando io li ho accompagnati in fondo alla strada mi hanno
detto: ah italiano chaiser! Lui mi ha schiaffeggiata e mentre l'altro mi teneva
ferma, mi ha violentata, prima lui, poi l'amico. Io urlavo, ma loro mi tapparono
la bocca. Io piangevo, piangevo, non sapevo più che fare! -
- Oh povera Santina! - faceva Don Michele carezzandole le spalle curve.
- Che brutta storia vero? - proseguì rivolgendosi al tedesco.
- Davvero ! ... davvero!! - rispose triste l'uomo. Santina si era calmata
ora e parlava serena e lucida.
- L'amico se ne andò subito, come impaurito, lui invece, spavaldo,
si rivestiva. Era seduto sopra una pietra mentre si infilava gli stivali,
senza guardarmi. "Zitta puttana italiana, zitta!" diceva, allontanandomi
col braccio, mentre io cercavo di urlare. Lui continuava a maltrattarmi. Io
vidi il suo fucile appoggiato al ciglio. E' stato un attimo,l'ho preso e gli
ho fracassato la testa. E poi, ancora due colpi col calcio. E' caduto sanguinante;
E' morto .. è morto subito ... povero il mio amore. Io continuavo a
piangere, padre, a piangere e pregare dallo spavento. L'ho ammazzato io padre,
l'ho ammazzato e l'ho rimpiattato per due giorni in cantina. La terza notte
ho lavorato fino all'alba. Ho fatto la buca: ho messo dentro Helmuth e sopra
ho piantato un piccola pianta che avevo in vaso. Ora è questa bella
pianta che io ho custodito e in-nacquato. Ed Helmuth, Helmuth è qui
sotto avvolto dalle radici. Finalmente mio! Perchè è stato così
cattivo?! -Don Michele recitava delle litanie a bassa voce per l'anima di
Helmuth.
- Vede padre, questi bei rami che scendono verdi sono le grandi mani di Helmuth,
che mi carezzano con la loro ombra e non mi minacciano, non mi fanno male.
Non mi fanno più male. -
Il tedesco si era avvicinato piangendo di commozione,
- Santina, non piangere! - diceva - in fondo c'era la guerra, tu hai ucciso
il nemico. -
- Padre, la confessione di questa donna deve rimanere un segreto tra noi tre.
Io ho saputo di Helmuth e qui finisce tutto. Questa donna ha già sofferto
abbastanza. Santina,io ti chiedo perdono per Helmuth, per tutti, per la guerra
che fa questi scherzi. Lasciamo riposare Helmuth quà sotto.Santina,
nessuno ti farà più del male, te lo giuro! -Don Michele guardava
i due confuso. Il piccolo prete non aveva mai ricevuto una confessione di
omicidio. Non sapeva nemmeno quante migliaia di Ave Maria avrebbe dovuto infliggere
alla vecchia come penitenza . E quest'altro tedesco che parte dalla Germania
per avere notizie di un amico perso in guerra, e ... e
bacia l'assassina di lui ... anche se Santina i suoi buoni motivi li aveva
avuti?!
E ora che bisognava fare? Denunciarla? In fin dei conti ... la legge umana
ha sempre la sua importanza.!!
- Padre! - disse il tedesco - intuendo il disagio del prete, - questa donna
non deve essere denunciata. A chi vi chiederà, dite che niente si è
saputo di questo Helmuth! Chiaro!? - concluse imperioso.
- Si ... Si ... certo ... in fondo è una confessione. -Risalirono in
macchina lentamente. Il tedesco, prima salutò Santina baciandola sulla
fronte.
- Padre Michele - disse mentre risalivano la collina verso la chiesa - vi
ringrazio per il vostro interessamento. Mi siete stato di grande aiuto. -
Estrasse dalla tasca interna della giacca una busta.
- Qui dentro ci sono dieci milioni per voi, ... - Il prete trasalì.
- Come??Dieci milioni!?
- E dieci milioni per quella donna. Gestiteli voi come volete, ma cercate
di aiutarla. Mi raccomando il silenzio!
- Si,
grazie . ma io non ho parole, non so, .. .se .. -Nel frattempo
erano arrivati sul piazzale sottostante la chiesa. Il tedesco si era fermato
e guardava davanti a sé.
- E' bello, è bello davvero questo posto ... disse.
- Effettivamente ... - fece Don Michele - soprattutto per un turista che lo
vede la prima volta!... sa, . . .noi non ci facciamo più nemmeno tanto
caso. -
- Ma io padre ... - e seguitò - io padre, non è la prima volta
che vengo in questo posto; io c'ero già stato durante la guerra; io
... io padre sono l'amico di Helmuth! Quello di quella sera! Io ... anch'io
ho violentato Santina!! (il prete ebbe come un pugno sul muso) Dopo che Helmuth
non fece più ritorno, quella sera né mai, speravo che si fosse
riconciliato con lei e fosse rimasto in Italia. Ho vissuto tutti questi anni
sperando ... e invece oggi è venuta fuori la verità. Questa
mia non è una confessione, denunciatemi pure, questo è il mio
nome e cognome. -
- No! - rispose Don Michele sempre più confuso - io no!, Io non denuncerò
nessuno. Anche la vostra è una confessione. Iddio è testimone.
Io vedo il vostro pentimento, e Dio soprattutto. Avete avuto il coraggio di
affrontare la verità e questo è da uomini grandi. Arrivederci
allora ... - e gli allungò la mano.
- Arrivederci - rispose piangendo l'altro.
Il prete scese, la macchina andò via morbida come era venuta un mese
prima.
Don Michele rimase con la mano in aria a salutare. C'erano dei ragazzetti
che giocavano a pallone e facevano rumore. Il prete si scosse.
- Oggi alle cinque al catechismo, capito? - urlò,e continuò
a pensare a quell'ùomo, a Helmuth, alla guerra, al perdono, a tutti
quei soldi.
- Bene - disse fregandosi le mani - devo andare ad ordinare i fiori per la
festa della Madonna. - Inforcò la vespina e via. Il vento gli spettinava
i capelli.