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S.Alessio,
2002
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UNA STRADA DRITTA ....
Forse
avevo mangiato troppo quella sera; fatto sta che "passai" tutta
la notte dentro un sogno che a tratti si trasformava in incubo.
Il tutto iniziava quando mi sono ritrovato su un treno con tre ore di ritardo
che mi doveva portare a prendere un aereo. Questa è la parte in cui
dal sogno passo all'incubo; infatti, nel sonno mi era presa un'angoscia terribile,
di quelle che quando ti svegli pensi: "Cavolo era un sogno; meno male".
Però non mi ero svegliato, il sogno continuava. Il treno arriva alla
stazione, scendo, per giunta ho due grosse e pesanti valigie che mi frenano
(anche altre volte ho sognato di voler correre ma di non riuscirci a causa
delle gambe impietrite). Soluzione: "scippo" un carrello portabagagli
ad un cinese mentre vi sta mettendo sopra un immenso sacchetto blu pieno di
scatole (mai visti nella realtà di così grossi!). Mi allontano
sento il cinese urlare qualcosa; non comprendo quel fac-simile di lingua cinese
che la mia mente malata ha messo in bocca all'asiatico, ma dall'intonazione
capisco che sono offese (e/o bestemmie). Parto con il carrello, la stazione
è frequentatissima, cerco di scansare le persone, mi sembra di essere
ad un rally (chissà come mi muovevo nel letto!); cavolo lo piglio pieno!
Sbooom!! Il carrello impatta violentemente nelle caviglie di un uomo. "Scusi,
com'è? Arrivederci" , lui: "A li mortacci tua!!" (doveva
essere un romano).
Non ho tempo, cerco un taxi, ne trovo uno; abusivo. "Fammi prendere l'aereo
e ti do una bella mancia" (per fortuna queste cose le dico solo nei sogni).
Lui mi rassicura, riprende l'angoscia, di nuovo ripiombo nell'incubo. Il taxista
dà spettacolo; telefonino in mano, occhio rivolto alle passanti, folle
velocità, sorpassi da destra, semafori rossi, virate improvvise. Intanto
la mia mano sta andando in cancrena da tanto che stringo forte la maniglia
dell'auto.
Mi sento come dentro un film americano; però invece di seguire un'auto
inseguiamo un aereo, e invece di essere l'eroe coraggioso mi stavo "cagando
addosso" dalla strizza. Aeroporto; dov'è il check-in? Lo chiedo,
nessuno lo sa. Eccolo. "Un minuto più tardi e non sareste partito;
i bagagli vanno portati a mano, la stiva è chiusa". Via di corsa,
angoscia; i bagagli pesano, non ce la faccio, mi viene da piangere e da urlare,
forse nel sonno urlavo davvero.
Sono sull'aereo, viaggia liscio e tranquillo; relax. L'aereo sta atterrando.
Cavolo fuori dai finestrini è tutto bianco, dove mi ha portato questo
trabiccolo? La pista è bianca, il pilota bravo; atterraggio perfetto.
Scendo dalla scaletta, rischio di scivolare per la neve, vedo dei militari,
hanno mitraglietta e colbacco; forse sono in Russia anche i lineamenti delle
persone confermano il mio sospetto.
E' notte, nevica, tutto bianco, silenzio, il nostro aereo illuminato da un
faro lontano, atmosfera irreale; ancora una volta come dentro un film, come
dentro un libro di spionaggio. Controllo passaporto: una paffutella indigena
mi scruta attentamente, mi restituisce il passaporto; le sorrido, si scioglie
anche lei in un simpatico sorriso. Che ci faccio in questo paese? Ecco giusto
all'occorrenza due amici, sono fratelli, uno si sposa il giorno dopo (fortuna
che la mia mente ha inserito questi personaggi, altrimenti come avrei fatto
a farmi capire? Come sarebbe proseguito il sogno?).
Aeroporto deserto, luci stanche, verso la macchina vedo militari che scendono
da una camionetta corrono in fila sulla neve formando un ovale (forse ho bisogno
di uno psicologo).
La macchina è vecchissima però appare rassicurante, ha una sua
personalità. Partiamo sbandando nei mucchi di neve, sbagliamo strada,
testacoda e si riparte, speriamo che il mio amico prenda la giusta via, sembra
tutto uguale. Continua a nevicare, il traffico non esiste, il tergicristallo
affanna, la via è bianca, sui bordi della strada macchine sbandate,
tanta paura di uscire di strada. Controllo di polizia, la macchina rallenta
ubbidiente, un poliziotto si avvicina, ci scruta, eccomi piombato di nuovo
nel film di spionaggio, io non ho nulla da nascondere.
Ripartiamo, la strada è infinitamente lunga e dritta, fiancheggiata
da alberi imbiancati. Stop! Di nuovo la polizia. Multa. Perché? Non
lo ricordo (non si ricorda mica tutto di un sogno!). Riprendiamo la strada,
ossessivamente e monotamente dritta, non vedo case, non vedo la "civiltà".
Attraversiamo un binario, non c'è il passaggio a livello; forse perché
non passa nessun treno, o forse perché mi potevo impegnare di più
e sognare anche quello. Un momento!, lungo la ferrovia delle donne camminano
lentamente, il busto piegato leggermente in avanti. Dove andranno? Solo ora
mi accorgo che al lato della strada, seminascoste dalla nera signora camminano
delle persone. Dove andranno? Qual è la loro destinazione? Forse non
hanno una meta, si sa i sogni sono irrazionali e io sono un campione in questo
campo, forse camminano lungo questa strada pallosamente dritta che non ha
fine, verso l'infinito che non raggiungeranno mai. Intanto la strada continuava
dritta dritta ...come dentro un sogno.....
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